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Il nuovo laboratorio dell'evoluzione bio-sportiva, sempre alla ricerca della migliore condizione fisica possibile. Costantemente al passo con le nuove metodologie supportate dalla letteratura scientifica. Specialisti in Functional e Cross-training, Dimagrimento/Ricomposizione corporea, Ri-atletizzazione post-intervento, Fitness-Wellness, Assetto posturale. Allenamenti e piani alimentari personalizzati per professionisti e amatori. Trattazione di disturbi alimentari. Agopuntura e medicina integrata. Coaching off-line e on-line. Divulgazione scientifica e ricerca del benessere olistico.

Cosa offriamo

ALCUNI DEI NOSTRI SERVIZI

ALLENAMENTI PERSONALIZZATI

Piani allenanti di cross training sia per atleti professionisti che per amatori che amano svolgere più discipline sportive. Specializzati in training brevi ed intensi per coloro che a causa di impegni (familiari, lavorativi) hanno poco tempo a disposizione.

PREPARAZIONI ALIMENTARI AVANZATE

Piani alimentari per sportivi d'elite che devono trarre il miglior risultato dal connubio tra allenamento, alimentazione, integrazione bio-nutraceutica. Specialisti nella ricomposizione corporea di soggetti con difficoltà di raggiungimento della forma ideale.

LIFESTYLE E GESTIONE DELLO STRESS

Consigli specializzati da parte di medici e psicologi sulla gestione dello stress o su eventuali disturbi alimentari, sia in età adolescenziale che adulta. Specialisti in medicina integrata e nell'applicazione di agopuntura e integrazione bio-nutraceutica.

Dicono di noi...

"Grazie ad un team fantastico e altamente specializzato. Finalmente ho trovato il modo su misura per raggiungere i miei obiettivi, seguita passo passo e motivata sempre. E i risultati si vedono, grazie mille" Nadia

NEWS

Le ultime notizie utili

Insulina e carboidrati: alleati o nemici?

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Buongiorno dal team di biosportinglab!!

Ci capita spesso di ricevere domande sul ruolo dei carboidrati, sulla loro fantomatica capacità di far ingrassare, sul rapporto con l’insulina.

Partiamo da un dato incontestabile: se un elemento o una funzione organica sono presenti in natura, evidentemente ci devono essere perché serviranno a qualcosa!

Nel caso dell’insulina, possiamo dire che ANCHE grazie ad essa, siamo riusciti a superare migliaia di anni di carestie e difficoltà alimentari, raggiungendo un livello di evoluzione altissimo.

Cos’è l’insulina?

L’insulina è un ormone peptidico prodotto dal pancreas (nello specifico dalle “cellule beta delle isole di Langerhans”).

Ha funzioni anaboliche (costruzione muscolare) e permette agli alimenti digeriti, come glucosio, aminoacidi e trigliceridi, di entrare nella cellula, per essere utilizzati a scopo energetico e plastico.

Grazie anche alla sua funzione di risparmio e costruzione di tessuto lipidico, i nostri antenati hanno potuto resistere a giorni e giorni di “magra”: per migliaia di anni, infatti, siamo stati cacciatori/raccoglitori e quando si uccideva un animale, lo si mangiava per intero e nel minor tempo possibile (non c’era frigorifero!); proprio grazie all’insulina le calorie in eccesso si depositavano negli adipociti sotto forma di tessuto grasso, per poi essere utilizzate pian piano nel corso dei giorni successivi.  Alcune recenti ricerche antropologiche hanno stabilito che tra un pasto abbondante e l’altro potevano passare tra 7 e 14 giorni, ed in questo lasso di tempo il grasso messo da parte era fondamentale per sopravvivere.

Oggi questo meccanismo non funziona più in maniera ottimale per vari motivi: Sovrabbondanza di cibo, Sedentarietà e basso consumo calorico, Cibi troppo lavorati e arricchiti di grassi e zuccheri artificiali, per allungarne la scadenza o migliorarne il sapore, Periodi di ipercalorica contrapposti ad altri di ipocalorica, che peggiorano lo stato metabolico.

Secondo alcuni studiosi della nutrizione, l’insulina diventa un’arma a doppio taglio, probabilmente la principale responsabile del sovrappeso e di molte altre problematiche riconducibili, nella peggiore delle ipotesi, anche alla sindrome metabolica.

Alla luce di quanto detto, allora, converrebbe eliminare o diminuire drasticamente tutti quegli alimenti che, come i carboidrati, provocano un innalzamento eccessivo dei livelli di insulina?

Rispondiamo in maniera netta ed inequivocabile: NO!

Eliminare o diminuire drasticamente i carboidrati non serve per tanti motivi:

  • Sono la fonte alimentare preferenziale per molti tessuti e organi, come il cervello ed il cuore
  • Il corpo, in condizioni normali, ne consuma tanti, circa 180 gr al giorno
  • E’ vero che con alcuni processi, come la neoglucogenesi, è possibile sintetizzare glicogeno dalle fonti proteiche, ma questo è un processo dispendioso che viene attivato in condizioni di eccezionalità
  • Eliminare del tutto i carboidrati potrebbe far attivare dei segnali di allarme che potrebbero indurre l’organismo ad abbassare il metabolismo, diminuire la temperatura corporea, risparmiare ancora di più grassi e cedere “dispendiosa” massa magra.
  • Eliminare piatti meravigliosi, tipici della nostra straordinaria cultura culinaria, è abbastanza inutile e triste.

Quindi che si fa per non ingrassare? Bisogna:

  • Calcolare il proprio dispendio energetico (esistono molte formule on- line oppure fatelo fare ad un professionista) evitando di immettere più calorie rispetto a quelle che si consumano (oggi le nuove App aiutano molto nel calcolare quante kilocalorie si assumono dai cibi e quante se ne consumano durante la giornata)
  • Fare attività sportiva per almeno 150 minuti a settimana
  • Restare quanto più attivi possibili, camminando per almeno 10-12.000 passi al dì, scegliendo le scale anziché l’ascensore, spostandosi in bici anziché in auto
  • Riscoprire hobby e attività che distraggano dalla noia e dall’eventuale fame nervosa
  • Bere tantissima acqua, che riempie lo stomaco e allontana la fame.
  • Alimentarsi in maniera equilibrata e sana, evitando alimenti eccessivamente lavorati/industrializzati
  • Consumare pasti completi di proteine, grassi, carboidrati e fibre

Ci sarebbe molto altro da dire, ma rimandiamo ulteriori approfondimenti ad un prossimo articolo.

Se la lettura vi è piaciuta, condividete pure.

Non dimenticate che prima di intraprendere percorsi di allenamento o dieta, è fondamentale farsi assistere dal proprio medico di fiducia o dal nutrizionista.

Un saluto dal team di biosportinglab.

SCOLIOSI: CHE FARE?

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“Posso allenarmi se ho la scoliosi?”

“Non posso sollevare pesi perché peggioro la mia scoliosi!”

Spesso ci fanno delle domande sulla questione “scoliosi” e ci accorgiamo che certi preconcetti, vecchi di decine di anni, sono ancora duri a morire.

Vediamo di chiarire l’argomento.

Chi ha la scoliosi può, anzi, DEVE allenarsi anche con il sollevamento pesi, perché non esiste in assoluto un esercizio (o un gruppo di esercizi) controindicati per tale disturbo.

Il dolore alla schiena ricorrente è spesso aumentato (o provocato) dalla sedentarietà, per cui è bene attivarsi quanto prima!

Ciò che innanzitutto bisogna fare è iniziare a testare la resistenza delle strutture muscolo-tendinee: una volta accertato che non ci sono particolari problemi, oltre quelli già noti, si può iniziare un percorso di rinforzo ben strutturato e personalizzato.

Per le scoliosi lievi, quelle cioè comprese tra 10° e 30°, non ci sono particolari controindicazioni e si possono fare tutti gli esercizi, avendo cura, però, di eseguire il gesto atletico perfetto, accompagnato da una progressione di carichi lenta e costante.

Per quelle più gravi, dai 30° in sù, soprattutto se la persona è stata poco attiva nel tempo, è meglio iniziare da esercizi semplici o a corpo libero, aumentando magari la densità o il volume dell’allenamento, dato principalmente da basso carico/alte ripetizioni.

L’attenzione particolare va data alla scelta degli esercizi: di certo quelli da EVIDENZIARE sono il BACK SQUAT, lo STACCO e tutti gli esercizi che prevedano SALTI.

Il carico sulla parte alta della schiena o le ricadute dopo un salto, potrebbero provocare delle importanti forze di taglio sulla curva scoliotica che, se particolarmente accentuata, porterebbero all’innescarsi di fenomeni dolorosi.

Di certo non si corre il rischio di peggiorare la scoliosi ma “solo” quello di stoppare sul nascere l’allenamento, con conseguente perdita di fiducia in sé stessi, cosa da evitare assolutamente.

Vediamo allora quali esercizi fare (e come..) bisogna eseguirli.

Lo SQUAT, per esempio, può essere proposto con i manubri anziché col bilanciere.

Le spinte verticali (MILITARY PRESS e simili) e orizzontali (PANCA PIANA e simili) possono essere tranquillamente eseguite perché la colonna è ben scaricata sulla panca.

Non cercate di allenare solo una parte del corpo (quella che ritenete compromessa o debole) perché potrebbe peggiorare la situazione aumentando gli squilibri.

Anche gli esercizi di tirata verticale e orizzontale (PULLEY, REMATORI e simili) possono essere svolti senza particolari controindicazioni.

Gli esercizi che prevedono SALTI vanno testati ed eventualmente inseriti in un successivo momento, quando le strutture fasciali avranno già iniziato a migliorarsi.

In definitiva VINCE chi adatta l’allenamento alla propria condizione, sviluppando trofismo, resistenza e forza dei tessuti muscolo-tendinei in maniera progressiva e duratura.

Non dimenticate lo stretching che rimane fondamentale sia per accelerare il recupero che per distendere e rilassare i tessuti.

Per ulteriori questioni, è il caso di approfondire in privato.

Contattateci sulle nostre pagine social di Facebook o Instagram o all’indirizzo info@biosportinglab.it.

Un saluto dal team di biosportinglab!!

Quale stretching fa per te?!

Dallas#McCarver | Muscular development, Bodybuilding workouts, Bodybuilding

Molti lo osannano perché li fa sentire veramente meglio mentre altri lo snobbano ritenendolo sopravvalutato.

Stiamo parlando dello STRETCHING!

Balistico, statico in stile Bob Anderson, dinamico, PNF, C.R.A.C.: qual è il migliore?

Vediamo di sintetizzarne le caratteristiche salienti in maniera tale che ognuno di voi possa sperimentarli su stesso, fino a trovare quello che meglio si adatta alle proprie esigenze e caratteristiche fisiche.

  • BALISTICO: è una tipologia di allungamento che imperversava nelle palestre di ginnastica negli anni 70-80. Praticamente si raggiunge una posizione di massimo allungamento, si spinge oltre (abbastanza bruscamente, come fosse un molleggio), fino a causare il riflesso miotatico inverso, azione involontaria ed incondizionata che spinge il muscolo a proteggersi in risposta ad un eccessivo allungamento, con una rapida contrazione. Purtroppo questa metodica non è per tutti, visto l’alto rischio di traumi osteo-articolari che ne può derivare se usata in modo improprio.
  • STATICO: codificato in chiave moderna nel 1975 da Bob Anderson, che lo studiò prendendo spunto dalle posizioni tipiche dello yoga, prevede il lento raggiungimento della posizione di allungamento, che andrà mantenuta, senza rimbalzi o strappi, per circa 15-30 secondi. La posizione non deve far percepire dolore e nel momento in cui i muscoli si rilassano leggermente, bisogna cercare di aumentare l’allungamento per massimizzarne i risultati. In passato si consigliava di farlo prima e dopo l’attività; oggi, invece, si consiglia di eseguirlo solo dopo l’allenamento, quando già la muscolatura è calda.
  • P.N.F.: Proprioceptive Neuromuscolar Facilitation è una tecnica che, dopo aver fatto raggiungere il massimo allungamento di un muscolo, prevede la contrazione del muscolo allungato per 15-20’’ circa, dopodiché si rilassa per 5’’ e si riallunga nuovamente per altri 30’’. E’ molto frequente in riabilitazione, infatti è meglio farsi assistere da un’altra persona. L’intero processo di allungamento va ripetuto due volte. I risultati sono ottimi perché la contrazione volontaria che si fa nella massima posizione di allungamento, “imbroglia” il cervello facendogli credere che, nonostante l’estrema posizione di stretch, il muscolo è capace di allungarsi ancora, in sicurezza. In questo modo sarà inibito il riflesso miotatico inverso (a protezione del muscolo allungato) e sarà possibile aumentare leggermente lo stretch.
  • C.R.A.C.: Contract Relax Antagonist Contract è come il PNF tranne che per l’ultima fase in cui si contrae il muscolo antagonista, per permettere un ulteriore allungamento dell’agonista. E’ una tecnica che va fatta con l’ausilio di una persona preparata al fine di ottenere i massimi benefici.
  • DINAMICO: è una tecnica che viene usata prevalentemente nel pre-allenamento poiché si riscaldano sia muscoli che articolazioni. Si eseguono movimenti (circonduzioni, flessioni o estensioni) a range via via più ampi, fino a quando non si raggiunge la massima escursione possibile. Oltre al range articolare, migliora la flessibilità dinamica muscolare. Da non confondere con il balistico!

Al di là di quale tecnica possa essere più apprezzata, di certo si può affermare che l’ampia letteratura scientifica ha definito molto utile l’allungamento muscolare poiché permette di prevenire traumi di natura osteo-articolare, toglie tensione ai muscoli sottoposti a cattive posture o stressati da allenamenti intensi: è dimostrato che un muscolo ben allungato è capace di generare più forza! Non a caso oggi si vedono atleti di weight-lifting o Body Building raggiungere posizioni di allungamento veramente estreme.

Per ultimo, non in ordine di importanza, lo stretching, abbinato ad una corretta respirazione, migliora anche il lavoro del diaframma, che è correlato al nostro stato emotivo e gastro-intestinale…..

Buon allungamento a tutti.

Un saluto dal team di biosportinglab.

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