Benvenuti su biosportinglab

Il nuovo laboratorio dell'evoluzione bio-sportiva, sempre alla ricerca della migliore condizione fisica possibile. Costantemente al passo con le nuove metodologie supportate dalla letteratura scientifica. Specialisti in Functional e Cross-training, Dimagrimento/Ricomposizione corporea, Ri-atletizzazione post-intervento, Fitness-Wellness, Assetto posturale. Allenamenti e piani alimentari personalizzati per professionisti e amatori. Trattazione di disturbi alimentari. Agopuntura e medicina integrata. Coaching off-line e on-line. Divulgazione scientifica e ricerca del benessere olistico.

Cosa offriamo

ALCUNI DEI NOSTRI SERVIZI

ALLENAMENTI PERSONALIZZATI

Piani allenanti di cross training sia per atleti professionisti che per amatori che amano svolgere più discipline sportive. Specializzati in training brevi ed intensi per coloro che a causa di impegni (familiari, lavorativi) hanno poco tempo a disposizione.

PREPARAZIONI ALIMENTARI AVANZATE

Piani alimentari per sportivi d'elite che devono trarre il miglior risultato dal connubio tra allenamento, alimentazione, integrazione bio-nutraceutica. Specialisti nella ricomposizione corporea di soggetti con difficoltà di raggiungimento della forma ideale.

LIFESTYLE E GESTIONE DELLO STRESS

Consigli specializzati da parte di medici e psicologi sulla gestione dello stress o su eventuali disturbi alimentari, sia in età adolescenziale che adulta. Specialisti in medicina integrata e nell'applicazione di agopuntura e integrazione bio-nutraceutica.

Dicono di noi...

Valentina C.: "PROFESSIONALITA' E PREPARAZIONE AL TOP!!! Un team di grandi professionisti che uniti danno un supporto a 360° !!! Grazie !!!!

NEWS

Le ultime notizie utili

Vuoi sentirti meglio? Allungati, ma con criterio!!

A cura della dott.ssa Valentina Contrò

È credenza comune, eccetto forse per ginnasti, ballerini o artisti marziali, che lo stretching sia sinonimo di “defaticamento” o peggio, di “ginnastica dolce”.
Beh, chiedetelo a Yuri Chechi. Chiedetelo a Simone Biles. O a chiunque si stia approcciando a delle skills che richiedono, oltre che dosi ciclopiche di forza, estrema flessibilità.
Sicuramente, vedendo associata la parola “stretching” a “blando” vi risponderebbero con una grassa risata. Eppure, nell’immaginario collettivo, da sempre questa pratica si correla a qualcosa di spicciolo e marginale, giusto due-tre minutini (bene che vada) alla fine della corsetta domenicale o della lezione di Total body in palestra e non è mai pensata come qualcosa di anche lontanamente brutale.
Bene, oggi cercherò di fare chiarezza insieme a voi lettori e di dare un nome e una giusta collocazione alle cose.
Di tipologie di stretching ne andrebbero citate tante, anzi tantissime: balistico, PNF, contrai-rilascia… La lista è molto lunga e premetto già che ognuna di queste pratiche può risultare molto valida a seconda dell’obiettivo che si vuole raggiungere. Oggi cercheremo di semplificare al massimo la faccenda e ci limiteremo a parlare di due macro categorie: lo stretching passivo e lo stretching attivo.
Immaginiamo di stenderci a terra, supini, di avvolgere un piede con una cinghia tenuta tra le mani e di portare la gamba distesa verso la nostra testa: stiamo applicando una forza esterna a dei muscoli rilassati, provando a guadagnare PASSIVAMENTE sul nostro ROM, range of movement (o ampiezza del movimento articolare, ndr).
Adesso, dalla medesima posizione, pensiamo di lasciare andare la cinghia che avevamo tra le mani e di portare ATTIVAMENTE la nostra gamba tesa verso la testa: stiamo ingaggiando e contraendo un gruppo muscolare (agonista) per consentire ad un altro (antagonista) di rilasciarsi, esprimendo forza al limite del ROM.
Di certo entrambe le tipologie sono utili al fine ultimo (l’allungamento di un determinato gruppo muscolare), tuttavia, lo stretching attivo risulta essere migliore in termini di efficacia a lungo termine. Infatti, abituare un muscolo ad esprimere forza in range di movimento sempre più ampi consente di mantenere solidità nel gesto motorio, di prevenire infortuni sollecitando gradualmente l’articolazione e di potere, con il tempo, mantenere la flessibilità guadagnata anche “a freddo”.
A proposito: dove collocare lo stretching in una sessione di allenamento?
In linea generale, lo stretching attivo è ottimo se inserito all’inizio del workout, mentre il passivo (fatto bene, con il giusto posizionamento dei segmenti corporei e con le giuste tempistiche) è da prediligere alla fine. L’allenamento della flessibilità è graduale e va ovviamente inserito in un contesto più ampio, tenendo conto degli altri allenamenti settimanali, tuttavia la costanza premia e il guadagno ottenuto, soprattutto con lo stretching attivo sarà strutturato e duraturo.

ALLENAMENTO IN ETA’ ADULTA

Buongiorno a tutti dal team di biosportinglab, oggi vogliamo discutere dell’importantissimo aspetto che riguarda l’attività fisica per le persone adulte.

In uno studio della John Hopkins University di Baltimora i ricercatori hanno monitorato gli eventi correlati a malattie della sfera cardiovascolare (infarto, ictus, insufficienza cardiaca) di ben 11.000 adulti per 19 anni e hanno potuto appurare che la pratica di attività fisica regolare ha diminuito del 33% gli eventi legati all’insufficienza cardiaca.

Ricordiamo che per questa patologia, che rappresenta l’incapacità del cuore di pompare sangue a sufficienza verso tutti i distretti corporei, non esistono farmaci, come invece ci sono per l’ipertensione o il colesterolo.

Questa patologia sta diventando via via più seria poichè il numero delle persone che ne sono affette è in forte aumento.

Lo studio conferma che non è mai troppo tardi per iniziare un’attività fisica e che già con due anni costanti di attività, si possono ottenere risultati apprezzabili in termini di prevenzione.

Attualmente i livelli di attività fisica raccomandata dall’OMS sono di 75 minuti a settimana, se svolta in maniera intensa, o 150 minuti, se fatta più leggera.

Naturalmente vi consigliamo di iniziare molto gradatamente, soprattutto se siete avanti con gli anni e/o se non vi muovete da parecchio tempo.

L’ideale sarebbe iniziare con una lenta camminata per circa 20-30 minuti, seguita da una leggera sessione di stretching statico per altri 5-10 minuti, a giorni alterni.

Dopo 2-3 settimane, aumentata la soglia di resistenza, ci saranno due alternative:

  1. si può aumentare il tempo fino a 60 minuti, allenandosi a giorni alterni
  2. si può aumentare l’intensità fino a circa 45 minuti, allenandosi anche tutti i giorni

Dopo circa 4-6 settimane, se gli allenamenti sono stati eseguiti con serietà e costanza, consigliamo vivamente di intensificare ancora il training aggiungendo sollevamenti contro-resistenza, utilizzando manubri o elastici, facilmente eseguibili anche a casa.

Sono ormai tantissimi gli studi che confermano che l’abbinamento di sollevamento pesi con camminata veloce/corsa/bici è la migliore pratica sportiva che si possa fare, al fine di ottenere il massimo dei benefici, sia per il miglioramento di muscoli e la sedimentazione ossea, sia per migliorare l’elasticità di vasi sanguigni e cuore.

Per ulteriori approfondimenti e domande vi invitiamo a contattare i professionisti che troverete nel nostro sito www.biosportinglab.it e sulla pagina Facebook biosportinglab.

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Un saluto da Francesco Ragno, dott. in Scienze Motorie e Preparatore Atletico, membro del team di biosportinglab.

Utilizzo della creatina negli sport di endurance

Nel mondo degli integratori la CREATINA è uno degli integratori di cui si hanno più studi a livello scientifico e uno degli integratori più utilizzati a livello sportivo.

Il suo utilizzo per anni è stato prerogativa di sport di forza o controresistenza, mentre invece ha una grandissima importanza negli sport di endurance.

L’organismo umano consuma in media 1-2 grammi di creatina al giorno, che recupera grazie alla produzione interna (endogena) e dall’assunzione di cibi come la carne e il pesce.  L’organismo umano immagazzina circa 0,3 g per ogni Kg di peso corporeo.

Il nostro corpo utilizza la creatina quando deve svolgere sforzi ad alta intensità come ad esempio uno scatto nei 100m.

All’esaurimento della creatina  si avverte in genere una sensazione di fatica e impossibilità nel mantenere l’intensità dell’esercizio.

L’integrazione con la creatina ne aumenta la sua concentrazione nel muscolo, migliorando la capacità contrattile del muscolo stesso e una riduzione della sensazione di fatica.

Ecco di seguito delle regole base per l’assunzione:

  • Il suo uso deve essere ragionato in base al tipo di allenamento
  • Vanno rispettate le dosi prescritte
  • Non ha senso utilizzarla nei contesti di una dieta scorretta
  • Acquistare sempre prodotti di aziende note e che garantiscono qualità e sicurezza
  • Il timing non è determinate
  • Se assunta insieme ai carboidrati si aumenta la capacità di stoccaggio muscolare
  • Le dosi per un carico sono 0,3g/Kg di peso corporeo o 3/5 gr totali per un periodo lungo di somministrazione.
  • La creatina quindi è di grande aiuto sia in fase di preparazione che in fase di fermo dovuto per esempio ad un infortunio.

Dott Antonio Sedita

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