Le migliori strategie antivirus

Buongiorno a tutti dal team di www.biosportinglab.it, visto l’avvicinarsi dell’inverno e in considerazione del periodo storico che stiamo vivendo, scriviamo questo breve articolo per fare chiarezza su quali sono alcune delle azioni da seguire (molto semplici!) per aumentare il benessere generale del nostro organismo, soprattutto del sistema immunitario.

La prima e più importante cosa da fare è valutare il proprio stile di vita, cercando di capire (obiettivamente) se è consono a quelle che sono le indicazioni scientifiche aggiornate.

Nello specifico, dovremmo vedere:

  • Se facciamo attività sportiva giornalmente (o quasi)
  • Se il regime alimentare è sano, vario e normo calorico
  • Se mangiamo cibi “vivi” (quanto più freschi e meno lavorati dall’industria alimentare)
  • Se mangiamo “super-food” cioè alimenti con alto potere antiossidante
  • Se beviamo acqua abbondantemente
  • Se riposiamo almeno 6 ore a notte
  • Se passiamo all’aperto qualche ora della giornata

Queste indicazioni vanno seguite indistintamente da tutti, di qualsiasi età, a maggior ragione le persone anziane, quelle con patologie, i bambini, i lavoratori/genitori sotto forti stress, i sedentari.

Premesso ciò, per chiunque non arrivi a seguire tutti questi consigli, soprattutto quelli relativi all’alimentazione, consigliamo vivamente di ricorrere ad una integrazione mirata, per contrastare i virus che in questo periodo dell’anno tendono ad aumentare vertiginosamente.

Per contrastare quanto più possibile l’arrivo delle sindromi influenzali, la ricerca scientifica sta facendo tantissimi ulteriori studi e sperimentazioni.

Ad oggi, molti di questi studi confermano che esistono sostanze che possono rinforzare le nostre difese immunitarie e che andrebbero assunte quotidianamente.

1-ARGININA

L’Ossido Nitrico (stimolato dall’assunzione dell’aminoacido Arginina) è la più piccola molecola bio-attiva conosciuta e sembra essere un antivirale estremamente efficace. In studi fatti nel 2004, si è osservato come l’O.N. è stato in grado di invertire l’ipertensione polmonare, migliorare l’ipossia grave e ridurre la durata del supporto ventilatorio (visto nel ricovero dei malati di SARS).

Keyaerts e altri (2004) hanno scoperto che l’O.N. è in grado di migliorare notevolmente il tasso di sopravvivenza delle cellule infette da SARS-COV, mediante l’inibizione della replicazione virale e riduzione degli effetti citopatici virali del 50%.

Akerstrom (2005) ha dimostrato che la produzione endogena di O.N. potrebbe anche arrestare il processo di replicazione virale di SARS-COV.

Il 02/03/2020 l’ospedale di Pechino ha fatto uno studio clinico su l’O.N. in rapporto al Covid-19, collaborando con il General Hospital del Massachussetts, allo scopo di prevenire la progressione del virus. Si è scoperto che l’ipossia (carenza di ossigeno) favorisce la proliferazione della SARS-COVID-2. Nelle persone malate, infatti, i livelli di stress ossidativo sono alti e avviano percorsi di ipossia, predisponendo il corpo alla contrazione del COVID.

In definitiva lo stress ossidativo, l’ipossia e la dis-regolazione dell’O.N. svolgono ruoli importanti nelle malattie cardiovascolari, diabete, ipertensione, malattie respiratorie e cancro.

L’aumento dell’O.N. rilassa i muscoli lisci-vascolari e quindi può bilanciare l’omeostasi dell’ossigeno facilitando l’aumento del flusso sanguigno ed il rilascio di ossigeno alle cellule che ne sono prive. Le cellule prive di ossigeno degradano gli enzimi che si legheranno con più facilità ai recettori del COVID-19.

Con gravi malattie ed il conseguente aumento dello stress ossidativo, aumenta anche lo squilibrio delle sostanze antiossidanti (redox); il corpo non è in grado di produrre quantità adeguate di O.N. (i bambini sani ancora ne producono abbastanza e questo potrebbe spiegare perché il COVID-19 attacca principalmente le persone adulte).

2-VITAMINA C

La vitamina C è un bilanciatore redox molto sottovalutato: dona e accetta elettroni in vari processi vitali; regola l’ipossia e le risposte immunitarie; mantiene il potenziale di membrana (permettendo una idonea circolazione, sia in entrata che in uscita, di sostanze necessarie al buon funzionamento) e riduce lo stress ossidativo come altre vitamine non sono in grado di fare.

La carenza di vitamina C non solo riduce la produzione di ossido nitrico nei pazienti COVID-19, ma può potenzialmente esacerbare lo stress ossidativo e l’ipossia già fuori controllo. La vit. C quindi, associata all’O.N., ha permesso un migliore recupero ai malati di COVID-19.

3-PROBIOTICI

I probiotici sono dei microrganismi che popolano il nostro intestino e con i quali viviamo in perfetta simbiosi: se i ceppi batterici sono di qualità e quantità uguale o superiore rispetto a quelli dannosi (eubiosi), il nostro organismo sarà più efficiente sotto diversi punti di vista che a breve vedremo. Se invece prevalgono i ceppi cattivi (disbiosi) rispetto a quelli buoni, il corpo andrà incontro ad una serie di problematiche, anche gravi.

Di seguito i benefici principali:

  1. Supportano il sistema immunitario, che per il 70% circa ha sede proprio nell’intestino, perché stimolano la produzione di linfociti e citochine con caratteristiche antinfiammatorie
  2. Migliorano l’efficacia dei trattamenti vaccinali
  3. Regolano i livelli di colesterolo
  4. Migliorano sia la stipsi che la diarrea, soprattutto in periodi di cambio stagionale, o sotto stress, o in viaggio o per una vita sedentaria e sregolata.
  5. Migliorano la condizione organica sotto malattie infettive, soprattutto respiratorie, gastrointestinali ed urinarie
  6. Riducono allergie ed intolleranze
  7. Hanno un’azione detossificante
  8. Migliorano il sonno.

4-VITAMINA D

Ormai sono numerosissimi gli studi scientifici che hanno dimostrato quanto la vitamina D possa contrastare l’insorgenza di malattie stagionali, in particolare virali.

Purtroppo l’inverno costringe a restare meno sotto l’esposizione della luce solare (è questo il miglior metodo per stimolare la sintesi di questo “ormone”) e questo compromette la capacità naturale dell’organismo di difendersi da malattie, soprattutto nelle persone anziane che hanno già un sistema immunitario fisiologicamente compromesso.

L’integrazione di Vit. D diventa fondamentale per controbilanciare la poca esposizione solare.

5-ZINCO

Lo zinco è un minerale essenziale per la vita con innumerevoli proprietà:

  1. Antivirale, soprattutto nel caso di raffreddori, perché inibisce i legami con il recettore specifico e ne limita la duplicazione
  2. Antiossidante perché contrasta, insieme a tutti gli altri minerali e vitamine, il proliferare di radicali liberi
  3. Antidiarroico
  4. Antidepressivo
  5. Azione rinvigorente, soprattutto per l’uomo

Naturalmente sottolineiamo che lo stile di vita (nei punti sopra descritti) va continuamente migliorato; anche sottovalutare uno o due dei punti descritti, potrebbe compromettere lo stato di salute e predisporre l’organismo alle malattie stagionali che stanno prolificando.

L’integrazione è importante ma viene sempre dopo una corretta alimentazione e, comunque, sotto osservazione del proprio medico curante o del nutrizionista.

Un saluto da Francesco Ragno, team biosportinglab

CI SONO GRASSI E GRASSI…

Amici di biosportinglab, buonasera a tutti!!

Questa sera vogliamo toccare un argomento molto interessante: il Grasso!!

Quando si parla di grasso vengono subito in mente cibi sfiziosi o persone enormi o pancette ostinate.

In realtà il grasso è un tessuto fondamentale per la nostra sopravvivenza perchè intanto ci ha permesso di evolverci, fornendoci energia per superare le frequentissime carestie che si sono susseguite nel corso delle epoche storiche; inoltre è una fonte di immagazzinamento di vitamine liposolubili, protegge o sostiene alcuni organi, mantiene un miglior isolamento della temperatura corporea.

Infine, ma non per ordine d’importanza, molti ormoni vengono sintetizzati e rilasciati proprio grazie ai lipidi: quindi la sua presenza è importantissima.

Premesso ciò, sapete che esistono diversi tipi di grasso?

Quelli di cui vogliamo parlare sono il Grasso Bruno ed il Grasso Bianco.

Quello Bruno è il tipo di grasso “buono” perchè è ricco di mitocondri (le centrali all’interno delle quali si produce l’energia necessaria all’organismo) ai quali cede gocce di grasso bianco per sostenere il metabolismo e la temperatura. Quindi più grasso bruno, meno grasso bianco, meno pancia, miglior metabolismo…

Quando nasciamo siamo naturalmente pieni di grasso bruno; purtroppo con la crescita, la cattiva alimentazione, la sedentarietà ed il cattivo stile di vita, il grasso bruno si trasforma in grasso bianco che, se in eccesso, è un tessuto fortemente infiammatorio e predisponente alle malattie metaboliche, per cui non dovremmo superare quelle che sono le % ideali (maschi 12-18%, donne 15-25%).

Un’alta % di grasso bianco, inoltre, aumenta la produzione di estrogeni anche negli uomini, con tutte le conseguenze negative del caso (infertilità, ginecomastia, etc…).

Il grasso bruno si trova per lo più nella zona cervicale e scapolare, quindi se durante l’attività fisica, sudate particolarmente nella parte sovraclavicolare, probabilmente ne avete un buon quantitativo.

Sono in corso ancora molti studi ma sembra che un modo per aumentare la % di grasso bruno rispetto a quello bianco sia quello di obbligare il corpo a produrre calore: quindi provate ad abbassare i riscaldamenti, a fare qualche doccia fredda e non vi coprire troppo.

Un saluto dal team di biosportinglab.

Vuoi sentirti meglio? Allungati, ma con criterio!!

A cura della dott.ssa Valentina Contrò

È credenza comune, eccetto forse per ginnasti, ballerini o artisti marziali, che lo stretching sia sinonimo di “defaticamento” o peggio, di “ginnastica dolce”.
Beh, chiedetelo a Yuri Chechi. Chiedetelo a Simone Biles. O a chiunque si stia approcciando a delle skills che richiedono, oltre che dosi ciclopiche di forza, estrema flessibilità.
Sicuramente, vedendo associata la parola “stretching” a “blando” vi risponderebbero con una grassa risata. Eppure, nell’immaginario collettivo, da sempre questa pratica si correla a qualcosa di spicciolo e marginale, giusto due-tre minutini (bene che vada) alla fine della corsetta domenicale o della lezione di Total body in palestra e non è mai pensata come qualcosa di anche lontanamente brutale.
Bene, oggi cercherò di fare chiarezza insieme a voi lettori e di dare un nome e una giusta collocazione alle cose.
Di tipologie di stretching ne andrebbero citate tante, anzi tantissime: balistico, PNF, contrai-rilascia… La lista è molto lunga e premetto già che ognuna di queste pratiche può risultare molto valida a seconda dell’obiettivo che si vuole raggiungere. Oggi cercheremo di semplificare al massimo la faccenda e ci limiteremo a parlare di due macro categorie: lo stretching passivo e lo stretching attivo.
Immaginiamo di stenderci a terra, supini, di avvolgere un piede con una cinghia tenuta tra le mani e di portare la gamba distesa verso la nostra testa: stiamo applicando una forza esterna a dei muscoli rilassati, provando a guadagnare PASSIVAMENTE sul nostro ROM, range of movement (o ampiezza del movimento articolare, ndr).
Adesso, dalla medesima posizione, pensiamo di lasciare andare la cinghia che avevamo tra le mani e di portare ATTIVAMENTE la nostra gamba tesa verso la testa: stiamo ingaggiando e contraendo un gruppo muscolare (agonista) per consentire ad un altro (antagonista) di rilasciarsi, esprimendo forza al limite del ROM.
Di certo entrambe le tipologie sono utili al fine ultimo (l’allungamento di un determinato gruppo muscolare), tuttavia, lo stretching attivo risulta essere migliore in termini di efficacia a lungo termine. Infatti, abituare un muscolo ad esprimere forza in range di movimento sempre più ampi consente di mantenere solidità nel gesto motorio, di prevenire infortuni sollecitando gradualmente l’articolazione e di potere, con il tempo, mantenere la flessibilità guadagnata anche “a freddo”.
A proposito: dove collocare lo stretching in una sessione di allenamento?
In linea generale, lo stretching attivo è ottimo se inserito all’inizio del workout, mentre il passivo (fatto bene, con il giusto posizionamento dei segmenti corporei e con le giuste tempistiche) è da prediligere alla fine. L’allenamento della flessibilità è graduale e va ovviamente inserito in un contesto più ampio, tenendo conto degli altri allenamenti settimanali, tuttavia la costanza premia e il guadagno ottenuto, soprattutto con lo stretching attivo sarà strutturato e duraturo.

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